Cosa condividi quando parli con i tuoi colleghi, o quando parli con i tuoi amici, o quando parli con la tua famiglia?

Condividi concetti, emozioni, esperienze diversi a seconda dell’argomento di cui parli e a chi ti rivolgi.

Hai la certezza che venga compreso e recepito ciò che dici e provi?

La risposta è si quando tu parli di ciò che ti appartiene, quando tu parli di ciò che hai esperenziato in prima persona e dell’effetto che quell’esperienza ha avuto su di te.

La risposa è no quando tu ti aspetti qualcosa dal tuo interlocutore.

Quindi.. è utile parlare con gli altri?? (che poi ci siamo anche noi nel gruppo degli altri a nostra volta)

La risposta è SI, è utile. Lo è perché ci permette di far presente chi siamo, cosa proviamo, cosa facciamo, cosa possiamo fare per gli altri, cosa ci rende unici.

Questo significa che parlare sia semplice? La risposta è no, perché ci sono infiniti modi di parlare, di far presente il proprio punto di vista. Parlare è forse l’azione che più ci coinvolge se vogliamo davvero che il nostro messaggio sia funzionale per chi ci ascolta. Ed è proprio per questo che diventa utile sapere cos’è l’ascolto attivo e quali sono le miglior frasi da utilizzare. Una volta imparate sarai in grado di gestire ogni tipo di conversazione.

Ti faccio qualche esempio e ti invio a scrivere nei commenti altre frasi che vorresti approfondire.

Stai parlando con un tuo amico ma ad un certo punto la conversazione si irrigidisce. <Ti ricordi di quel film che abbiamo visto la scorsa settimana? Si certo! Io l’ho trovato davvero bello e tu? No, per me era orribile, raccontava una storia assurda e non capisco come tu lo possa trovare bello! > Ecco qui parte la “rottura” perché ognuno dei due ha una visione opposta dello stesso film. E ognuno dei due (forse uno più dell’altro) si sente “offeso” per la frase appena ricevuta. Quale sarebbe stata la frase di risposta migliore? <Si certo che lo ricordo! E’ stato bello andare al cinema assieme ma il film l’ho trovato poco piacevole per come sono io.> A questo punto entrambi siete tranquilli, nessuno si è irrigidito e potete entrambi decidere se continuare a parlarne o trovare qualcosa che accomuni tutti e due, o approfondire cos’è esattamente piaciuto a te e cosa invece no al tuo amico, e viceversa. Entrano in gioco le tue esperienze di vita, il chi sei tu, il chi è l’altro, i tuoi e i suoi valori. Tutti aspetti molto soggettivi. Tutti aspetti del tuo terreno di gioco.

In che terreno di gioco pratichi la tua vita? In quello che conosci, in quello che hai esperenziato, dove sai esattamente dove sono le buche, dove l’erba manca oppure è alta oppure nel terreno di gioco dell’altro attore che per te è completamente nuovo e tu ti atteggi come se lo conoscessi da sempre solo perché è un “terreno di gioco”?

Cos’è il terreno di gioco? Il terreno di gioco è la tua vita modellata dalle esperienze che hai vissuto, dalle competenze che hai sviluppato, dalle persone che ne fanno, o ne hanno fatto, parte. Questo è il terreno di gioco. Ed è diverso per ognuno di noi. Anche quando pensi di aver fatto la stessa esperienza di un’altra persona, anche in questo caso sarà diverso perché la reazione all’evento è stata diversa (poco o tanto diversa è irrilevante, ciò che conta è che è diversa per ognuno di noi).

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